Category: Morfopsicologia Articoli


Tempo di elezioni, non si parla d’altro. Da settimane, da mesi forse, le tv, le radio e i giornali sono stati invasi da politici più o meno famosi, più o meno influenti, che lottano strenuamente per conquistare l’ultimo voto.

Ma i protagonisti indiscussi di questa tornata elettorale, ovviamente, sono i leader delle due grandi coalizioni che si sfideranno il 9 e il 10 aprile: Berlusconi e Prodi.

Prendiamoci un attimo e guardiamoli in faccia, dimenticando i nostri preconcetti e le nostre inclinazioni politiche. E’ innegabile, hanno proprio due facce da leader!

Ci siamo chiesti cosa si nasconda in questi due visi così diversi e cosa li abbia resi protagonisti dell’odierna politica nazionale.

Per cercare di capire meglio cosa si nasconde dietro “simili facce”, ci siamo rivolti ad Angiolo D’Ambrosio, “vecchia” conoscenza dei lettori di Terranauta, morfopsicologo appassionato.

Ci siamo quindi seduti in un bar semi-vuoto e abbiamo disteso di fronte a noi le grandi facce dei tanto amati e vituperati leader, stampate sui giornali come icone d’altri tempi.

Angiolo li studia un po’, sorseggiando il suo the. Comincia l’analisi.

FACCE DA LEADER. COSA LE CARATTERIZZA?

Berlusconi e Prodi hanno due profili morfologici molto diversi, che ben esprimo la diversità di carattere e di azione che da sempre li contraddistingue.

In Berlusconi la tipologia morfopsicologica dominante è la dilatazione tonica , forma del viso arrotondata e modellato tonico. Senza entrare troppo nello specifico, dall’analisi morfopsicologia, possiamo dire che la sua leadership è caratterizzata dalle parole chiave che contraddistinguono questa tipologia: dinamico, vitale, concreto, pragmatico, deciso, impulsivo, laborioso, competitivo, egocentrico, autoritario. E’ la leadership tipica del Capo, del trascinatore di folle che vuole essere riconosciuto come un “grande”, accettato e amato.
A conferma di ciò, ha cercato di legare la sua politica in quest’ultimo quinquennio ai “grandi cambiamenti”, alle “grandi opere” e “grandi riforme”.

Prodi, al contrario, ha una dominante di ritrazione frontale, viso allungato e profilo raddrizzato.
La sua leadership è caratterizzata dalle parole chiave che contraddistinguono la tipologia: controllato, misurato, calmo, equilibrato, riflessivo, introspettivo, saggio, autorevole.
Questa struttura lo porta all’interiorizzazione e alla realizzazione di progetti orientati al sociale.
La politica di Prodi, quindi, non è basata sulle opere materiali, ma soprattutto su tipi di intervento che possano determinare un reale cambiamento di vita delle persone a livello individuale e sociale.

COSA TRASMETTONO?
Possiamo dire che il messaggio che trasmette il viso di Berlusconi è: votatemi e noi faremo tante cose che vi faranno star bene economicamente migliorando, così, la qualità della vita grazie a una maggiore ricchezza.
Il messaggio che trasmette il viso di Prodi è: votatemi e realizzeremo cose che miglioreranno la qualità della vita, porteranno benessere personale e sociale e giustizia per tutti.

DUE LEADER CONTRAPPOSTI
Non è, perciò, un caso che Berlusconi e Prodi abbiano un “pubblico” di riferimento e dei sostenitori così diversi. Gli elettori di centro-destra sono attratti dalla figura di Berlusconi che morfologicamente incarna il politico d’azione, spregiudicato e orientato al successo personale. Prodi, al contrario, con la sua figura discreta, piuttosto “chiusa”, modesta, attrae elettori di centro-sinistra grazie alla sua “impronta” sociale e alla sua attenzione al benessere del popolo più che del singolo.

IL SIMILE ATTRAE IL SUO SIMILE
Un individuo con un profilo morfologico da dilatato, tendenzialmente, voterà Berlusconi perché si riconoscerà in lui e proietterà su di lui il suo bisogno di successo personale, il suo sogno di rivincita e visibilità, il suo ideale di uomo ricco e potente.
Invece, chi è morfologicamente più ritratto si identificherà certamente in Prodi, perché troverà un’affinità elettiva con lui nel modo di pensare e in quello di interpretare la vita, basata su valori sociali profondi, dove predominino l’uguaglianza, la condivisione, la giustizia.

ELETTORI INDECISI
Gli indecisi sono quelle persone che vivono una contraddizione tra le loro esigenze pratiche (dettate dalla situazione socio-economica in cui vivono) e quelle psicologiche (dettate dalla loro personalità ed espresse dal loro profilo morfo-psicologico). Queste persone hanno da una parte esigenze concrete che vedono realizzarsi meglio in un determinato candidato, mentre, morfologicamente, si identificano di più nell’altro.

I RITRATTI LATERALI E GLI SCHIERAMENTI ESTREMI
Gli individui con un viso da ritratto laterale (viso allungato e magro, tipico degli adolescenti, con la fronte inclinata, il naso e il mento proiettati in avanti), sono per loro natura in competizione con tutti, e sono contro le gerarchie, lo Stato e l’Ordine costituito. Sono, quindi, spesso portati a simpatizzare per i partiti estremi di destra o di sinistra o, ancora più spesso, sono anarchici o sovversivi.

I PROFILI MORFO-PSICOLOGICI

BERLUSCONI
E’ un Tipo Misto con tipologia dominante DILATATO TONICO (espansione attiva), leggera RITRAZIONE LATERALE (dinamismo, competitività, innovazione), poca RITRAZIONE FRONTALE (interiorizzazione, controllo).
Analizzando i tre piani del volto si nota un buon equilibrio tra loro, con una leggera predominanza dei piani istintivo e affettivo; il piano cerebrale è leggermente più ritratto e, quindi, si mette al servizio degli altri due.
Il piano istintivo forte di Berlusconi, indica buone capacità di realizzazione, pragmatismo e determinazione. La bocca grande indica un eloquio facile e naturale, le labbra ritratte indicano un buon controllo sul piano dell’azione ed anche della parola (non quando le emozioni e i sentimenti sono troppo forti, a causa del naso proiettato).
Il piano affettivo, ampio e con il naso proiettato con poca ritrazione frontale, indica slancio emotivo-affettivo-sentimentale e una innata predisposizione alla comunicazione.
E’ proprio questo “slancio adolescenziale”, derivante dal naso proiettato a fare di Berlusconi un grande comunicatore, che gli permette di tenere discorsi in qualsiasi ambiente ed a qualsiasi livello senza il classico “foglietto”, proprio dei “relatori” piuttosto che dei “comunicatori”.
Il piano cerebrale, con una fronte da tecnico in via di raddrizzamento, determina equilibrio tra velocità di pensiero e controllo.
Gli occhi piuttosto atonici indicano una difficoltà a mantenere costanti l’attenzione e il controllo nei momenti di stanchezza e di stress.
La palpebra superiore atonica predispone all’immaginazione e al sogno.
Il sogno di un mondo diverso fatto a propria immagine e somiglianza?

PRODI
E’ un TIPO MISTO con tipologia dominante di RITRATTO FRONTALE (ritrazione interiorizzante e di controllo), discreta RITRAZIONE LATERALE (dinamismo e competitività), buona DILATAZIONE soprattutto del piano istintivo (espansione attiva, concretezza, pragmatismo, bisogno di realizzazione).
L’analisi dei tre piani del volto evidenzia una dominanza del piano istintivo, il secondo piano per importanza è quello cerebrale, il terzo quello affettivo.
Ne deriva che sentimento e pensiero si mettono al servizio della materialità, concretezza e realizzazione.
Il piano istintivo, dominante, con buona tonicità, determina continuità di azione e una visione pragmatica della realtà.
Le labbra serrate determinano una capacità di controllo assoluto sulla parola e sull’azione.
Difficile che dalla bocca di Prodi esca una parola di troppo, difficile che un’azione fatta gli si possa ritorcere contro, perché la bocca serrata indica che tutto è sotto il ferreo controllo della ragione.
Il piano affettivo, con il naso piuttosto piccolo e chiuso indica una difficoltà di slancio a livello emotivo-affettivo-sentimentale e di conseguenza la comunicazione sarà sempre controllata , razionale e, in ultima analisi, piuttosto fredda.
Il piano cerebrale con fronte raddrizzata determina un pensiero freddo ed analitico molto controllato.
Ciò è accentuato dagli occhi piccoli, ravvicinati e piuttosto incavati che determinano una concentrazione notevole sugli obiettivi da raggiungere.
La dispersione di idee ed energia è una caratteristica che Prodi non conosce.
La fronte che si apre leggermente verso l’alto indica, pur nella rigidità di un pensiero molto analitico, un certo idealismo che lo porta a ideare progetti di ampio respiro nel sociale.

RIASSUMENDO
Berlusconi e Prodi sono morfopsicologicamente simili nella visione prioritaria della realtà: la concretezza, il pragmatismo e la realizzazione.
Si differenziano perché Berlusconi ha come finalità della sua azione sé stesso; Prodi, pur essendo abbastanza egocentrico, ha bisogno di proiettare la sua azione anche nel sociale.

La chiacchierata è finita. Il the anche. Angiolo se ne và. Noi siamo colpiti e frastornati da quanti segreti si nascondono in un viso, in una faccia. In quei due lì, con quelle facce da leader!

Sfogliando giornali, frequentando le fiere del settore, ascoltando la radio e guardando la tv si nota l’affermarsi di una forte tendenza, da parte soprattutto del mondo femminile, a rivolgere la propria attenzione a modelli estetici di persone che rappresentano “altro da sé”. Si desiderano “forme che non si hanno”, come una o due taglie in più di seno, labbra carnose, naso proporzionato, zigomi sporgenti e così via.

Si è alla ricerca di quell’”equilibrio mancante” tra le componenti del corpo e, soprattutto, del viso.

Ci siamo chiesti, allora, da dove parta questa esigenza di “metamorfosi”, che oggi più che mai è possibile attuare grazie all’aiuto di una scienza chirurgica di alto livello.

Dietro a tutta questa voglia di “apparire diversi”, infatti, si cela l’esigenza interiore di dare voce a una parte di noi che per troppo tempo è rimasta sommersa, a quella zona di ombra, come la chiamava Jung, che rimane latente dentro di noi in attesa di essere vissuta.

Per capire meglio questo fenomeno, abbiamo interpellato il morfopsicologo Angiolo d’Ambrosio. Prima di proporvi l’intervista, ricordiamo brevemente che la morfopsicologia dinamica è quella scienza che studia le forme del volto in rapporto alla vita temporale e all’evoluzione spirituale di un determinato individuo. Analizzando le forme del viso e il loro rapporto si possono quindi individuare le tendenze che caratterizzano un individuo in un dato momento della sua vita e le dinamiche e le esperienze che lo hanno portato fin lì (per saperne di più, leggi Il Volto, diario della nostra vita.

Ma torniamo al rapporto tra chirurgia estetica e personalità.

Perché ci si sottopone a interventi di chirurgia plastica per dare una “forma” differente al corpo e, in particolare, al viso?
Vogliamo apparire nel modo più consono affinché gli altri ci possano accettare.

Ci sono modelli particolari determinati dalla moda del momento?
La moda determina e propone modelli, crea forme comunemente accettate in cui noi ci identifichiamo e che cerchiamo di fare nostri.

Cosa significa rifarsi le labbra?
La bocca, se carnosa, indica una maggiore ricettività e apertura rispetto ad una bocca con labbra sottili o serrate, che al contrario indicano controllo e chiusura. Per tal motivo una bocca rifatta con labbra molto carnose è un bisogno inconscio (ma neanche tanto) di aprirsi alla vita e agli altri. Questo perché le labbra sono il ricettore del piano istintuale, che è il piano dell’espressione fisica, materiale, sensoriale.

A livello caratteriale questa “apertura” della bocca predispone la persona all’estroversione al contatto con gli altri, alla sperimentazione sensoriale e alla sperimentazione del piacere in tutte le sue forme (cibo, sesso, droghe e tutto ciò che può rappresentare la trasgressione).

Perché le donne di spettacolo negli ultimi anni spesso si gonfiano le labbra?
Come detto le labbra carnose indicano mancanza di controllo, apertura e disponibilità, caratteristiche queste indispensabili per poter accedere e agire nel mondo dello spettacolo. Un eccessivo controllo o ritrosia non sarebbero utili al raggiungimento dell’obiettivo perseguito che è la notorietà e il successo personale. Per cui rifarsi le labbra rappresenta un bisogno di adeguarsi a un ambiente che richiede apertura e disponibilità e diventa un “biglietto da visita” con le proprie credenziali.
Inoltre, per chi ha labbra sottili, rifarsi le labbra indica la volontà di “togliere il freno” (delle inibizioni e dei tabù) per essere più aperte e disponibili.

Le labbra carnose all’interno di un volto sono peculiari di una data età della persona?
Sì. Rappresentano l’età della pre-adolescenza, che è il momento della “reagenza” alla vita, intesa come curiosità e bisogno di scoperta. In questa fase si è molto sensibili e predisposti a sperimentare il nuovo in tutte le sue accezioni (scoperta di sensazioni ed emozioni, particolarmente rivolte alla scoperta del sesso e delle relazioni interpersonali). Non a caso è nella pre-adolescenza che nascono le prime importanti amicizie e i primi amori.

Perché al rifacimento di labbra e particolari del volto si associa spesso anche il lifting del viso, per eliminare rughe e tutto ciò che potrebbe contribuire a far diventare un viso “vissuto”?
Perché essendoci una “fissazione” psicologica alla fase adolescenziale non si accetta il passare del tempo con tutte le trasformazioni morfologiche che comporta (rughe, naso chiuso, bocca serrata, occhi incavati…) e quindi si cerca di eliminare tutto ciò che impedisce di vivere quella fase della vita, che ha rappresentato un vuoto nella nostra esistenza.

Un esempio per farci capire meglio cosa si intende?
Prendiamo una donna famosa, che si è realizzata nel lavoro e nella famiglia, ma che non ha potuto, per questo, vivere la sua adolescenza con libertà e leggerezza; questo “vuoto esperienziale” emerge dall’ombra e porta la persona a riappropriarsi della sua adolescenza adattando le forme del viso (e spesso del corpo) a quelle tipiche adolescenziali. Ovviamente con un lifting adeguato.

In questo modo si può realmente “colmare” quel “vuoto esperienziale”?
Dal momento che le forme sono l’espressione di un vissuto, acquisire volontariamente le forme dell’adolescenza indica una chiara volontà di volere sperimentare tutto ciò che è relativo a quella fase della vita. Questo, anche se non assicura che si potrà rivivere la propria adolescenza, certamente predispone la persona a sperimentare e a vivere situazioni ed emozioni tipiche di quella fase della vita. Quindi può certamente aiutare. Ma bisogna fare attenzione a non rimanere fissati per il resto della vita a quella fase, in quanto, se ciò avvenisse, sarebbe patologico.

Oltre alla bocca grande e carnosa, altro oggetto di desiderio è un naso piccolo alla francese. Cosa significa da un punto di vista morfopsicologico?
Il naso in morfopsicologia rappresenta il piano affettivo, le emozioni e i sentimenti. Un naso grande è indice di slancio affettivo sentimentale e di grande emotività. Ridurre il naso significa ridurre l’emotività, lo slancio affettivo e anche l’espressione sentimentale intesa come “emissività affettiva”. Un naso piccolo indica bisogno di protezione e ricettività affettiva che tradotto in termini psicologici vuol dire: “voglio ricevere affetto perché non sono capace di darne”. Difatti, i bambini, che hanno appunto un naso piccolo, sono più inclini a ricevere affetto che non a darne.

Ultimamente la moda è quella di rifarsi anche gli zigomi più alti e sporgenti. Che segnale è secondo la morfopsicologia?
Gli zigomi sporgenti sono tipici della “tipologia passionale”. Il passionale è una persona che vive intensamente, a volte in maniera estrema, i propri sentimenti ed emozioni, è caldo o freddo, non conosce le vie di mezzo. Rifarsi gli zigomi può rappresentare il bisogno di sensibilizzare la propria sfera affettiva e dargli una priorità espressiva. E’ un sottolineare il bisogno di vivere “col cuore” quel momento della vita. Questo, al di là delle mode, è un bisogno inconscio di vivere la “passione dell’amore”.

Quindi, da quanto detto sopra, sembra che la plastica facciale possa essere utile da un punto di vista psichico per vivere determinate esperienze, che altrimenti sarebbe più difficile sperimentare. Ma dove è il limite di tale metamorfosi artificiale?
Una delle leggi della morfopsicologia dinamica afferma: “tutto ciò che è eccessivo è sfavorevole”. Sottolineare moderatamente con il lifting un aspetto del viso in un certo momento della vita significa mettere l’accento su quella fase o espressione vitale eccessiva o carente. Perciò, il lifting se usato come mezzo terapeutico e non come assoggettamento ad una moda, può essere utile per il miglioramento della vita e la crescita personale. La norma dovrebbe essere l’equilibrio e l’armonia. Quando ci si discosta da questo e si vuole “fermare il tempo” si esce dal ciclo naturale della vita e questo crea squilibrio e malattia. Ogni fase della vita ha una sua funzione e un suo scopo, accettare e integrare le diverse fasi permette di raggiungere l’equilibrio e l’armonia proprie delle persone realizzate, sagge e, in ultima analisi, felici.
Resta comunque sempre una responsabilità della persona sapere utilizzare al meglio le “nuove forme” per realizzare lo scopo dell’Anima, che è quello dell’evoluzione.

Da un po’ di tempo a questa parte, nel mondo degli appassionati di competizioni sportive a motore c’è la tendenza a confrontare Valentino Rossi a Michael Schumacher.

Addirittura ci si domanda se il primo potrà essere l’erede tanto atteso del secondo.
La questione posta è, in effetti, interessante, soprattutto se la si utilizza come escamotage per scoprire che tipo di “forze” interne agiscono dietro le vittorie e le differenti modalità di espressione dei due campioni.

Rinunciando a trovare una risposta a tale domanda attraverso molteplici e fuorvianti moti di immaginazione e pensiero, abbiamo deciso di interpellare sulla questione Angiolo D’Ambrosio, esperto morfopsicologo, nonché ospite di lunga data di Terranauta.it.

D’Ambrosio, come già descritto in precedenti articoli (vedi link a destra), analizza la realtà attraverso la morfopsicologia dinamica, ovvero quella “scienza che studia le forme del volto in rapporto alla vita temporale e all’evoluzione spirituale di un (…) individuo” (vedi art. Cosa nascondono labbra rifatte? Scopriamolo con la morfopsicologia).

Il morfopsicologo, quindi, con un’analisi sottile delle forme del viso, è in grado di individuare le tendenze, le dinamiche e le esperienze che hanno lasciato un’impronta nella persona in un dato momento della sua vita.
Per questo ci è sembrato stimolante affrontare la questione da questo punto di vista, ponendo direttamente la domanda al nostro morfopsicologo.

DValentino Rossi sarà l’erede di Michael Schumacher?
RTutto è possibile , ma che Valentino Rossi diventi l’erede di Michael Schumacher è improbabile. Da un punto di vista morfologico, infatti, i due individui sono molto differenti.

Se il campione della Ferrari, infatti, è un ritratto frontale, con il viso allungato e il profilo raddrizzato, Rossi è un reagente, ovvero ha u viso caratterizzato dalla presenza di ricettori, quali gli occhi, il naso e la bocca, molto grandi e aperti.

Due sono, però, gli elementi in comune. Il primo è la passionalità, manifestata dalla presenza di alcune sporgenze e rientranze del viso, chiamate bozze.

La seconda è la ritrazione laterale, che propende al dinamismo, la cui manifestazione è riconoscibile sia dalla tonicità del modellato (le carni e i muscoli), sia dalla fronte leggermente inclinata (vedi anche l’inclinazione delle orecchie) e dal naso proiettato in avanti di entrambi. Valentino, inoltre, rispetto a Schumacher presenta l’inclinazione anche del profilo.

La conseguenza più evidente della presenza di ritrazione laterale è l’amore per la velocità, di cui sono entrambi campioni. Ma, essendo la struttura del loro viso profondamente differente, hanno due modalità diverse di “interpretarla”.

Valentino ha poco controllo, ovvero manca del tutto di ritrazione frontale, per cui spinge il motore al massimo senza alcuna percezione del pericolo.

Essendo un reagente, mentre corre e compete, gioca e di diverte. Schumacher, al contrario, ha un enorme controllo, dovuto alla sua forte ritrazione frontale. Per questo, per lui competere significa “lavorare seriamente”, controllando e ragionando su ogni minimo dettaglio.

Il campione Ferrari è un freddo calcolatore. Questa differenza, ad un altro livello, è evidente anche dalla mimica facciale dei loro volti immortalai dalle foto: si nota un Valentino Rossi sempre sorridente ed espressivo contrapposto a uno Schumacher estremamente serio e controllato.

La tipologia morfologica di Valentino Rossi è particolarmente adatta alla moto, in quanto naturalmente attratta dalla velocità pura. Se notiamo, durante le gare, la sua moto “vola”, essendo il contatto con la strada estremamente limitato. Le sue acrobazie confermano il fatto che il giovane campione non ha paura, o perlomeno che non percepisca il pericolo.

Schumacher, invece, è uno “con i piedi per terra”, probabilmente avrebbe difficoltà ad essere un campione di moto. E’, infatti, naturalmente portato alla competizione calcolata ed organizzata, come è quella della Formula 1, dove il principio della squadra è estremamente importante.

Rispondendo, quindi, alla domanda che ci siamo posti all’inizio, dopo l’analisi, confermiamo il fatto che è improbabile che Valentino possa essere l’erede di Schumacher.

Il centauro pescarese, infatti, difficilmente riuscirebbe a sottostare alle leggi e agli schemi imposte dalla F1, perché la sua struttura da “mago prestigiatore” lo porta ad essere un individualista e un egocentrico, che non può fare a meno di essere protagonista.

Queste ultime caratteristiche sono doti che certamente appartengono anche al grande campione di F1, ma a Valentino manca, per ora, strutturalmente, la capacità di accettare e di integrare il gioco di squadra.

NOTE DI MORFOPSICOLOGIA

Caratteristiche psicologiche del ritratto frontale
Le caratteristiche principali dell’individuo ritratto frontale sono il controllo e la gestione degli istinti, dei sentimenti e dei pensieri. Poca impulsività.

Caratteristiche psicologiche del reagente
Il reagente si distingue per la spontaneità ed estroversione, la velocità di esecuzione e adattamento e, contemporaneamente, manca di costanza e spirito di sacrificio nel perseguire i propri obiettivi. E’ un individuo portato all’azione e a seguire la propria impulsività.

Dopo il breve excursus sulla morfopsicologia, che abbiamo fatto nell’articolo Il volto, diario della nostra vita, lasciamo ora la parola ad Angiolo d’Ambrosio, morfopsicologo ed insegnante di Morfopsicologia dinamica, che organizza corsi tesi ad esplorare e a trasmettere questa disciplina.

D’Ambrosio applica tale metodologia per aiutare le persone a conoscere se stessi attraverso sedute personali o di gruppo. Gli abbiamo quindi rivolto alcune domande per approfondire ulteriormente taluni aspetti di questa affascinante tematica.

Morfopsicologia… che significa?
La morfopsicologia è lo studio delle forme del volto. Morfopsicologia deriva dal greco: morfo=forme, logos=studio, psiche=anima. Oggi, il termine “psiche” non è più sinonimo di anima, ma piuttosto di “mente”. La psicologia, infatti, indaga la mente più che l’anima. Personalmente preferisco l’associazione psiche=anima ed è in quest’ottica che mi piace vedere e interpretare la Morfopsicologia. Essa, dunque, è lo studio delle forme dell’anima nella sua espressione globale: corpo, emozioni, mente e spirito.
Perché dinamica?
Ogni individuo manifesta nelle sue forme, quindi nel volto, il suo vissuto riferito sia alla sua vita temporale che alla sua evoluzione spirituale. Questo perché l’evoluzione biologica e quella spirituale vanno di pari passo. Infatti, non può esserci evoluzione spirituale senza passare attraverso i progressivi gradi dell’evoluzione biologica. Nel volto, perciò, possiamo scoprire il vissuto individuale nei diversi piani: fisico, biologico, materiale; emozionale, sentimentale, affettivo; cerebrale, razionale, intellettivo; spirituale.
A cosa serve?
La Morfopsicologia dinamica serve a conoscere il vissuto di una persona nel quale confluiscono azioni, emozioni, sentimenti e pensieri. Tale conoscenza è utile per capire chi siamo e chi siano gli altri.
Il carattere, la personalità, i comportamenti, l’intelligenza, la volontà, le qualità e i limiti di ognuno sono infatti evidenziati nel volto. Ogni attività umana può essere svolta più o meno bene, con facilità o difficoltà, può essere frutto di una vocazione o di un limite e con la Morfopsicologia tutto ciò si legge, letteralmente, “in faccia”.
Con la Morfopsicologia si “legge” solo il presente e il passato o anche il futuro?
Il volto è il “diario” della nostra vita che, attraverso le forme che via via incarna, “racconta” il nostro vissuto. Per tale motivo, con la Morfopsicologia possiamo conoscere il passato e il presente.
Questa disciplina non è un’arte divinatoria e perciò non permette di prevedere il futuro. L’uomo può scegliere in ogni momento di cambiare la propria vita!

Non è invasiva rispetto alla “privacy”?
Certamente la Morfopsicologia è una chiave di lettura che possiamo usare a nostro piacimento, anche a insaputa dell’altro. L’uso che se ne fa rientra in una responsabilità personale. Dovrebbe essere usata con e per amore; se adoperata per manipolare, spesso genera un effetto “boomerang”.
Tutti possono impararla?
Assolutamente sì! Anche i bambini, con programmi opportuni, potrebbero trarre grande vantaggio dal suo studio. La Morfopsicologia è una scienza pratica, che si “vede”, perciò facile da imparare. Le nozioni acquisite, poi, si sperimentano quotidianamente nelle relazioni interpersonali rendendola, oltre che utile, piacevole e stimolante per ulteriori approfondimenti.
Secondo te, chiunque si può sottoporre ad una seduta di morfopsicologia?
Sì, perché il morfopsicologo è uno “specchio”che ci rimanda la nostra immagine. Prima viene “riflessa” la parte più superficiale della propria personalità, quella che possiamo facilmente accettare, e solo a distanza di tempo, quando la persona è pronta, verrà “riflessa” la parte più profonda.
Quando e come hai “incontrato” questa disciplina?
I miei studi di agraria mi hanno portato ad approfondire la conoscenza morfologica della vita vegetale e animale ed ho scoperto che l’Uomo, strutturalmente, non è diverso da una pianta o da un animale, semplicemente è solo più complesso. Per hobby, poi, ho studiato Fisiognomica per oltre venti anni; il passaggio alla Morfopsicologia è stata una logica evoluzione, avvenuta tredici anni fa.
Non è pericoloso rivelare una tecnica che permette di entrare nell’intimità dell’altro, suo malgrado?
Il frutto della conoscenza (il famoso pomo di biblica memoria) può essere pericoloso, ma è un aspetto della vita a cui l’uomo non può rinunciare. Entrare nell’intimità dell’altro per aiutarlo è “amore”, entrarvi per manipolarlo è “potere”, prevaricazione oltre che mancanza di rispetto. Ognuno è libero di scegliere, ma è anche l’unico responsabile delle proprie scelte.
Quando guardi qualcuno riesci a “mettere da parte” le tue conoscenze o sono presenti in ogni istante?
All’inizio di un corso di Morfopsicologia sono solito dire: “dopo questo corso niente sarà come prima”, perché la Morfopsicologia fornisce una chiave di conoscenza che non si può più ignorare. Ciò nonostante, quando voglio riesco a “staccare la spina”.
Quali sono le finalità dei corsi?
Sono due: l’auto-conoscenza e la conoscenza degli altri. A ben vedere la seconda serve alla prima. La conoscenza degli altri è utile per gli obiettivi più disparati che ognuno si propone: lavoro, studio, sport, arte, relazioni, etc.
Come sono strutturati i tuoi corsi?
La Morfopsicologia è la scienza per la conoscenza dell’uomo, perciò è destinata a tutti. Per tale motivo ho strutturato una serie di corsi mirati: per le aziende (comunicazione, vendita, selezione, valutazione, orientamento, motivazione e gestione delle risorse umane), per privati, per professionisti, formatori, estetiste e cosi via, fino ad una Scuola di Formazione per diventare Morfopsicologi. I corsi hanno durata variabile: 1 giorno quelli di introduzione alla disciplina; 2-4 giorni per una prima formazione (comunicazione, vendita, estetica, selezione, etc.); 10 giorni per i Formatori; 12 week-end (durata 3 anni) per i Morfopsicologi.
La frequenza dei corsi è aperta a tutti e non sono previsti esami di ammissione. Il corso per Morfopsicologi, invece, prevede un esame alla fine dei 3 anni per il conseguimento dell’attestato.
Quanto tempo ci vuole per padroneggiare la “materia”?
La Morfopsicologia, in quanto scienza dell’Uomo, è una scienza “infinita” per cui padroneggiarla non è facile. Nell’approccio con questa disciplina bisogna essere molto umili. Solo in questo caso tale conoscenza è utile per sé e per gli altri. Ciò premesso, ognuno ha i suoi tempi di apprendimento in funzione delle proprie capacità, dell’impegno profuso e degli obiettivi che si propone di raggiungere con questo tipo di conoscenza.
Concludo con una metafora: la Morfopsicologia è come il mare, saper nuotare non mette al sicuro dal pericolo di annegare!

Il mito vuole che Narciso vedendo il suo volto riflesso dall’acqua di uno stagno se ne innamorasse… Non è questo il modo o lo scopo con cui vi invitiamo a guardarvi allo specchio. Il “modo” giusto è osservare attentamente le forme del vostro viso ed interpretarle allo “scopo” di scoprire chi siete realmente, al di là di quel che credete di essere.
Francesca Giomo e Daniel Tarozzi
Molte volte, guardando qualcuno conosciuto da poco, può capitare di provare una istintiva simpatia o un’antipatia immediata, apparentemente irrazionali. Spesso, nel tentativo di giustificare un giudizio apparentemente avventato, si tende a ricorrere ad espressioni del tipo: “aveva proprio una faccia buona”, oppure “era un tipo inquietante, non mi convinceva affatto”, o addirittura “appena l’ho visto mi ha fatto paura!”.

L’atto di guardare l’altro implica un’azione conoscitiva; costituisce un’occasione per ricevere, a volte inconsapevolmente, informazioni non solo su chi ci sta di fronte, ma anche su noi stessi. L’osservare gli elementi attraverso cui interagiamo con la realtà – gli occhi, la bocca, il naso, le forme che intercorrono tra l’uno e l’altro e il contesto in cui convivono – è per l’uomo, sin dalla notte dei tempi, un’esigenza primaria che corrispondeva e corrisponde tuttora alla necessità di rispondere alle domande fondamentali sul suo “esserci”: “Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?”.

Da questa esigenza primaria di trovare un punto di unione tra l’evidente (la fisicità) e l’invisibile (ciò che è dentro), si è sviluppata nel corso dei secoli la Fisiognomica, una disciplina che ha avuto il merito di portare l’attenzione sui tratti del viso e sulla loro corrispondenza con il carattere della persona presa in esame, ovvero sulla corrispondenza tra anima e corpo. Già con Aristotele il legame tra carattere e costituzione fisica era oggetto di studio, ma è durante l’Illuminismo che la Fisiognomica prende “scientificamente” forma con J. K. Lavater.

Da questo momento in poi tale disciplina è stata spesso una fonte alla quale attingere per dar vita ad ulteriori teorie. Tra queste, in particolare, ha fatto molto parlare di sé “l’Antropologia criminale” di Cesare Lombroso (1835–1909), secondo il quale particolari tratti anatomici erano indice di anomalie nello sviluppo del soggetto e di un suo arresto a stadi poco progrediti; quindi, tali tratti somatici venivano ritenuti segnali emblematici di un “carattere” propenso per natura alla criminalità, in quanto primitivo.

Un aneddoto racconta che, secondo Lombroso, lo scrittore L. Tolstoj, a causa delle sue “terribili sopracciglia”, fosse un degenerato. Spesso, per mancanza di informazione, si è teso ad identificare Cesare Lombroso con la Fisiognomica, fatto che, indubbiamente, ha contribuito a diffondere quel senso di scetticismo preventivo di fronte all’idea che si possano determinare corrispondenze tra i lineamenti del volto e la personalità di un individuo. Lasciandoci alle spalle l’Antropologia criminale, sempre dalla Fisiognomica, come sua naturale evoluzione, circa 70 anni fa si è formata, attraverso gli studi di Louis Corman (1901-1996), medico pediatra e psichiatra francese, la “Morfopsicologia dinamica” così chiamata proprio perché studia il volto nella sua totalità, nella sua evoluzione e nei suoi cambiamenti quotidiani.

Con tale disciplina non si cerca di divinare il futuro di una persona, ma si analizza il passato e il presente “scritti” sul volto di ognuno di noi. Affascinante e complessa, facile da apprendere nelle sue basi, la Morfopsicologia dinamica è, tuttavia, poco agevole da applicare senza una adeguata esperienza. Si tratta, infatti, di una “scienza” che tende ad abbracciare l’essere umano nella sua infinita complessità, nelle sue innumerevoli sfaccettature, nelle sue meravigliose contraddizioni.

Siamo, dunque, lontani anni luce dalle pericolose e generiche conclusioni cui era giunto Lombroso. Secondo la Morfopsicologia dinamica, quindi, non hanno più senso le “terribili sopracciglia” di un Tolstoj se non all’interno di un contesto in continua trasformazione.

Allo stesso modo, la forma degli occhi ha un significato se inserita in una determinata fronte la quale, a sua volta, va analizzata tenendo in considerazione il naso, la bocca e l’estensione dei piani in cui questi elementi sono compresi.

Man mano che si apprende la disciplina, termini astratti diventano concreti e il viso diviene un insieme di simboli che, messi in relazione tra loro, formano un vero e proprio linguaggio; una lingua affascinante e misteriosa che cerca di comunicarci il più importante dei messaggi: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Secondo la Morfopsicologia dinamica, il nostro volto è diviso in tre piani: il piano cerebrale (la fronte, gli occhi e le tempie), il piano affettivo (il naso, gli zigomi e le guance), il piano istintivo (la bocca, la mascella e il mento). Questi tre piani, relazionati tra loro, raccontano lo sviluppo delle diverse componenti in un determinato individuo mostrandoci quale sia il piano dominante (quello che dà l’impronta alla personalità) e quale, tra i piani di servizio, il più trascurato.

Gli occhi, il naso e la bocca sono i ricettori, attraverso i quali un individuo si relaziona con il mondo. Osservando la forma di questi ricettori, la loro grandezza, il rapporto che essi hanno con il piano di riferimento ed ulteriori piccole caratteristiche, si può scoprire quanto una persona sia aperta o chiusa sui diversi piani e quanto sia disposta a dare o a ricevere e così via.

Ogni volto deve essere analizzato considerando l’età dell’individuo cui appartiene. I tratti di un viso rotondo, con carni morbide e abbondanti, occhi tondi, naso aperto e bocca carnosa e semiaperta rappresentano la norma se appartengono ad un lattante. Queste caratteristiche morfologiche, infatti, ci parlano di apertura alla vita, di crescita, di espansione, ovvero modalità di interazione con la realtà che appartengono, per natura, a un bebè.

Ugualmente rappresentano la norma le forme opposte del viso di un vecchio prossimo alla fine della vita: viso allungato, rinsecchito, con occhi semi chiusi e incavati, naso chiuso, aquilino e bocca serrata. Meno aderenti alla norma, invece, dal punto di vista morfopsicologico, sono le persone anziane il cui viso è dilatato e così i ricettori (come le attuali generazioni di anziani), elementi che esprimono un’età che anagraficamente avrebbero dovuto vivere al principio della loro vita, non alla fine.

Uno degli aspetti più affascinanti della Morfopsicologia dinamica è costituito dalla semplicità del suo modello, unitamente alla complessità della sua applicazione. La semplicità del suo modello permette un’analisi comparativa grazie alla quale lo studioso non solo può prendere in esame il volto di una persona ma, allo stesso tempo, può valutare il momento storico di una determinata popolazione.

Osservando, infatti, l’evoluzione genetica dei diversi popoli nelle varie aree geografiche e mettendola in correlazione con quella culturale si noterà come nei volti siano “scritti” i loro comportamenti predominanti.

Ad esempio, i laboriosi ed obbedienti Cinesi, concentrati (secondo la Morfopsicologia, definiti anche bulldozer) stanno diventando la più grande potenza economica del Pianeta. Non è così per i miti e pacifici Aborigeni che, essendo prevalentemente dilatati atonici, stanno rischiando l’estinzione perché non sono in grado di difendersi dagli “invasori”. Ed ancora: se analizziamo i volti di una popolazione prima e dopo una rivoluzione o un sommovimento socio-politico, noteremo un evidente cambiamento nei tratti predominanti di gran parte degli individui appartenenti a quella determinata popolazione.

Molte persone, sentendo parlare di Morfopsicologia dinamica storcono il naso. E fanno bene! Un sano scetticismo è fondamentale di fronte al dilagare di quelli che sul nostro portale (vedi link) sono stati definiti “i nuovi mercanti del tempio”. Spesso, la prima reazione di fronte a discorsi del genere è quindi di chiusura o ilarità. Eppure noi tutti, quando incontriamo una persona che non vedevamo da tempo, notiamo cambiamenti evidenti sul suo viso che ce ne raccontano il vissuto. La Morfopsicologia dinamica non fa altro che analizzare queste storie. Essa, infatti, esamina il modo in cui ogni piccola storia da noi vissuta lascia il segno sul nostro viso, esattamente come su di noi agiscono le intemperie, gli anni e le cicatrici. Non c’è quindi nulla di magico o di divinatorio. La base della Morfopsicologia è la più semplice delle attività umane: l’osservazione.

Obiettivi del corso:

• Ri-Conoscersi per conoscere gli altri;
• valutare, a colpo d’occhio, le caratteristiche personali di chi osserviamo;
• acquisire uno strumento di conoscenza delle persone, utile alla propria mission personale e professionale (a     supporto delle vendite, della gestione e la selezione del personale)

Destinatari: imprenditori, manager,formatori, direttori (selezione, marketing, vendita, risorse umane), venditori, comunicatori.

Programma lavori:

- IL VOLTO: mappa e territorio dell’unicità della persona.
- MORFOLOGIA DEL VOLTO: le forme, espressione del vissuto individuale.
- QUADRO: serbatoio dell’energia vitale.
- RICETTORI: porte e finestre sul mondo.
- MODELLATO: passività e dinamismo.
- I PIANI DEL VISO: azione, sentimento pensiero; priorità e gerarchie.
- DISSIMETRIA: passato e presente; maschile e femminile; equilibrio e armonia.
- GLI 8 TIPI MORFOPSICOLOGICI: l’evoluzione delle forme (e dei comportamenti) dalla nascita alla vecchiaia.
- GLI 8 TIPI MORFOPSICOLOGICI: caratteristiche psicologiche e comportamentali.
- TIPI MISTI: analisi e interpretazione dell’unicità della persona.
- CLASSIFICAZIONE DEI TIPI: estroversi e introversi; esecutori e promotori; astratti e realizzatori; dinamici e          comunicatori; leader e coach.

- Esercitazioni di analisi del volto con coinvolgimento dei partecipanti (role playng).

Docente:
Angiolo D’Ambrosio

AL TERMINE DELLA GIORNATA I PARTECIPANTI SARANNO IN GRADO DI VALUTARE MEGLIO I PROPRI INTERLOCUTORI

 

DOVE e QUANDO

Il corso si tiene a Milano il 12 NOVEMBRE 2009

 

 ISCRIZIONI: entro il 30 ottobre 2009 

 

INVESTIMENTO

Partecipazione singola: € 300 + IVA

Partecipazione Aziendale multipla:

-       Fino a 3 persone € 280 + IVA

-       Oltre 3 persone € 250 + IVA

 

MODALITA’ D’ISCRIZIONE :

-  e-mail: angiolo@uomomicrocosmo.it ;   

-  telefonare  029841347 .

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